Partire o restare?
I tempi della mia laurea magistrale stanno per scadere e, di conseguenza, sto cominciando a pensare dove fare la tesi di laurea magistrale. Ed è così che mi si è aperta la possibilità di farla all’estero, forse in Olanda, forse altrove. Un’esperienza che sono sicuro sarebbe bellissima, tuttavia l’idea di partire e lasciare il mio Paese per 4 mesi un po’ mi spaventa.
Intendiamoci, non escludo affatto che, una volta laureato, la mia carriera lavorativa si possa spostare all’estero, specie se l’Italia non cambierà radicalmente il passo. Tuttavia, andare all’estero a fare la tesi per 4 mesi per me significa abbandonare molte delle mie attività extrauniversitarie che ben conoscete anche grazie a questo blog. E poi c’è quel famoso detto “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova“. E io so che quel che lascio mi dispiace lasciarlo.
L’alternativa alla tesi all’estero potrebbe essere una tesi in un’azienda del territorio, per applicare fin dalla tesi le conoscenze che ho appreso in questi anni.
Insomma, tanti dubbi… Spero di venirne a capo prima di fine mese, anche se credo che, per scelte di questo tipo, uno non debba pensarci ma scegliere di istinto!
Bilancio 2011

Il 2011 è finito ed è tempo di fare bilanci sull’anno appena passato. Tante sono state le cose fatte, tante quelle che avrei voluto fare.
Il 2011 mi ha visto impegnato per:
- 313 ore in iniziative di volontariato ambientale con Legambiente Reggio Emilia e le Guardie Ecologiche Volontarie, non ultima la campagna referendaria;
- numerose battaglie in circoscrizione nordest con il MoVimento 5 Stelle, tra cui quella continua contro il consumo di suolo e quella per la partecipazione e la democrazia diretta, e tanti banchetti e raccolte firme;
- circa 80 ore di corso di fotografia, iniziato a febbraio e conclusosi a novembre;
- un’attività di sviluppo di siti web e consulenza informatica, in cui continuo a mettere in pratica quello che studio;
- non da ultimo, la conclusione del primo anno di laurea magistrale, e l’inizio del secondo, tra esami, progetti e riunioni di consiglio di corso di studi per cercare di risolvere i problemi degli studenti (ho anche scritto un vademecum per le matricole).
Per un anno che finisce, ce n’è uno che inizia, con alcuni buoni propositi. Nel 2012 mi piacerebbe:
- imparare a suonare uno strumento, magari la chitarra o il pianoforte;
- dedicare più spazio all’attività di ricerca all’università, specie nel settore della robotica;
- scrivere un libro, magari un manuale tecnico o un romanzo;
- laurearmi e, magari, entrare nel mondo del lavoro!
Tutti buoni propositi che, come al solito, non riuscirò a realizzare, ma per lo meno ci si prova! :-) E i vostri buoni propositi? Quali sono?
Intanto vi auguro, seppure in ritardo, un felice 2012!
Ecco il Natale… ma se manca un mese!
Manca più di un mese a Natale e le città sono già tappezzate di luci natalizie. Non solo supermercati e negozi privati, ma anche centri storici, vie di periferia e via dicendo. A me pare si stia esagerando!
Siamo in un momento nero per la storia del nostro Paese, sia dal punto di vista economico che politico. Il governo Monti vuole aumentare l‘IVA al 23% (guarda caso proprio sotto Natale), la disoccupazione cresce (specie quella giovanile) e le città come pensano di fronteggiare questa crisi? Con le luci natalizie installate il 20 di novembre!
Pensate a quanti soldi vengono spesi inutilmente nell’illuminazione di queste lampadine (tutte a incandescenza, ovviamente). Io rispetto le tradizioni, ma i miei genitori e i miei nonni non mi hanno mai detto che ai loro tempi il 20 di novembre in città si respirava già l’aria del Natale.
Mi chiedo che senso abbia, allora, aderire tutti gli anni all’iniziativa “M’illumino di meno” di Caterpillar!
Per questo propongo di boicottare tutti i negozi e i supermercati che hanno già acceso le luci natalizie, in segno di critica verso questo spreco inutile di risorse (senza contare l’inquinamento ambientale e luminoso). Il boicottaggio verrà poi sospeso il 13 dicembre, che grazie a Santa Lucia annuncia ufficialmente l’ingresso nel clima natalizio (almeno per il sottoscritto).
Segnalatemi con foto gli esercizi commerciali con le luci già attive. Le pubblicherò sul blog!
Da grande voglio fare l’onesto!
Questa mattina mi sono svegliato per andare all’università e, come tutte le mattina, ho dato un’occhiata alle ultime notizie in Rete. Sono incappato nell’ennesima notizia di un parlamentare, peraltro reggiano, che ha sfruttato la sua posizione per non pagare una casa che ha acquistato a Roma, con un giro strano di prestanome che non voglio ripetere. Mi viene il vomito.
Ma perché in Italia dobbiamo continuare a far finta di nulla? Perché per noi sono comportamenti quasi normali? Una motivazione prevalente è che manca un’alternativa seria, valida e, soprattutto, onesta. A tutti i livelli, sia chiaro, non solo in politica.
Manca onestà quando vai a comprare il pane e ti tocca chiedere lo scontrino altrimenti lui fa finta di nulla.
Manca onestà quando una persona provoca un incidente e non vuole ammettere le proprie colpe, ma contribuisce ad intasare la giustizia con ricorsi su ricorsi.
Manca onestà quando, in ambito accademico, accetti di sentirti dire “non ho fatto il concorso perché mi hanno fatto capire che non sarei passato, avevano già scelto chi lo doveva vincere”.
Manca onestà quando fai fatica a dire “ho sbagliato” o “è colpa mia”, ma cerchi di scaricare le colpe verso altri, spesso più deboli di te. Quando dici che a pagare il debito devono essere tutti.
Ed è così che ho deciso cosa voglio fare da grande: l’onesto! Un mestiere che sarà sempre più richiesto nel futuro, grazie alla bassa offerta di questo tipo di mansione.
Mi immagino una nuova figura professionale, l’honest manager, pagato profumatamente per insegnare ai lavoratori della sua azienda ad essere onesti, contribuendo ad aumentare il prestigio della stessa con i clienti. Mi immagino una nuova materia, educazione all’onestà, insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado, e un corso di laurea in scienze dell’onestà. Anzi, ingegneria dell’onestà. Già, perché essere onesti, al giorno d’oggi, sembra difficile come laurearsi in ingegneria!
Salviamo Wikipedia
Il sito italiano di Wikipedia ha sospeso il servizio per protesta contro il comma 29 del DDL intercettazioni che, se venisse approvato così com’è, consentirebbe a chiunque di chiedere una rettifica a una notizia ritenuta lesiva della sua persona, modificando l’oggettività delle notizie e, di fatto, mettendo il bavaglio alla Rete, unico media affidabile rimasto al nostro Paese. Non possiamo permetterlo. Non dobbiamo permetterlo!
Chiedo quindi a tutti di diffondere su internet il logo di “Wikipedia Libera“: mettetelo come foto del profilo di Facebook, Twitter, Google+, come banner sui vostri siti web, invadiamo la Rete per dire NO alla legge bavaglio!
Pubblicate questo messaggio su Twitter: “Diffondi il logo Wikipedia Libera contro il DDL intercettazioni #wikilibera https://p.twimg.com/Aa78kAMCIAA9lCA.jpg”
Era mio nonno…
Mio nonno si chiamava come me, Davide Valeriani, ma aveva 69 anni in più. Per questo, in famiglia, era usuale chiamarmi scherzosamente Davide Valeriani junior. Una volta, per Natale, gli feci un regalo, e nel biglietto gli scrissi “Per Davide Valeriani senior, da Davide Valeriani junior”.
Mio nonno era un partigiano (nome di battaglia “Formica“) e, subito dopo la guerra, entrò nel partito comunista (il PCI, quello vero) ed assunse numerosi incarichi politici (nella foto è il secondo da destra, alla redazione del giornale “Volontario della Libertà”). Fu anche assessore ai lavori pubblici del comune di Reggio Emilia. Venne nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana a fine anni 90. A volte ci penso e mi dispiace molto non poter disquisire con lui sulla politica di oggi.
Un sabato mattina, il 25 settembre 2001, uscito da scuola (al tempo facevo le medie), trovai i miei genitori a prendermi che mi dissero che era morto. Da qualche giorno, era ricoverato in ospedale. Il fumo non gli ha dato scampo e l’ha portato via a 81 anni compiuti da una settimana.
Qualche anno fa, ricordo che incontrai l’ex sindaco di Reggio Renzo Bonazzi che mi disse “tuo nonno era una gran brava persona e, forse, il suo grande lavoro non è stato riconosciuto a sufficienza“.
A 10 anni dalla sua scomparsa, pubblico una sua autobiografia (non completa), scritta all’inizio degli anni 50. Leggendola, capisci quanto il mondo, politico e non, sia cambiato ai giorni nostri.
Il furto di bicicletta
Ieri, martedì 16 agosto, mi hanno rubato la bicicletta. Aveva poco meno di due anni, era simile a quella che vedete nella foto, con un campanello blu. L’avevo posteggiata in via Melato, legando il telaio ad una ringhiera con una catena e, con un’altra catena, legando la ruota posteriore al telaio. Niente da fare, mi sono assentato dalle 17.30 alle 19.30 e, quando sono tornato, non c’era più nulla e sono dovuto rincasare a piedi.
Questa mattina mi sono recato in Questura per fare la denuncia: so che servono a poco, ma credo sia un dovere di ogni singolo cittadino informare le autorità quando subisce un furto, anche solo a fini statistici. Arrivato in Questura alle 11, mi dicono che c’è molto da aspettare e mi suggeriscono di tornare nel pomeriggio.
Rincasato, sono andato sul sito della Polizia di Stato e ho utilizzato il servizio “Denuncia online“, ho stampato la ricevuta e, poco prima delle 16, sono tornato in Questura per apporre la firma al verbale. Mi dicono che c’è da attendere, ma che avendo la denuncia online, ho la priorità. Mi accomodo in sala d’attesa, dove subisco le lamentele di persone in attesa da ore, alcune anche anziane. Le tranquillizzo, dicendo che possono andare avanti loro senza problemi. Aspettano 15 minuti ancora, poi se ne vanno: non riuscivano più a stare lì per problemi di salute e, pertanto, hanno preferito rinunciare alla denuncia.
Alle 16.30 arriva il mio turno. Entro nell’ufficio dove mi riceve il sovrintendente di turno. Dico che ho una denuncia già fatta online e mi sento rispondere: “Mi fa piacere che abbia perso tempo… Purtroppo, non sono di questo ufficio e non ho accesso alle denunce fatte online. Dobbiamo rifarla!“. Per fortuna, vista la gentilezza degli operatori, ci abbiamo messo poco tempo. Tuttavia, questi fatti mi hanno fatto riflettere:
1) E’ possibile che in uno Stato di diritto quale il nostro, un cittadino sia costretto a rinunciare a un proprio diritto (quello di sporgere denuncia) per problemi di salute?
2) E’ possibile che si debbano attendere ore in Questura per sporgere una denuncia?
3) A cosa servono gli strumenti tanto sbandierati dal ministro Brunetta di “informatizzazione della pubblica amministrazione” quando poi non sono utilizzabili e, soprattutto, non sono conosciuti dalla popolazione?
In ogni caso, il sovrintendente mi ha detto di spargere la voce, perché se ritrovo io la mia bici posso riprendermela direttamente (se aperta) o chiamare il 113 se chiusa o con a bordo qualcuno. Pertanto, vi chiedo di avvisarmi se vedete una bicicletta tipo questa in giro per la città. Grazie!
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